E’ molto tardi quando finalmente riusciamo a prendere la Metro. La pioggia sembra essere diminuita, ma a tradimento ricomincia più forte che mai. La fila costituita dalla IIA e dalla IIB prosegue a scatti. Avete mai notato che quando si esce non si riesce a tenere un passo costante? Finisce sempre che si corre o ci si ferma ad aspettare… è una di quelle costanti delle gite scolastiche. Un’ altra è che quasi sempre piove. Come se la nuvoletta di Fantozzi seguisse i poveri alunni. Alunni che, tutti ammassati nel vagone della Metro, cominciano ad avere caldo e a sudare. Finalmente si esce all’aperto… e, colpo di scena, abbiamo sbagliato fermata! La prof. Stolfi scambia occhiate confuse con il prof.Evangelista … mentre alcuni studenti della IIA sembrano già intenzionati a impegnarsi in una sanguinosa Guerra Civile: hanno SBAGLIATO!!!!! Ci hanno fatto uscire dalla parte sbagliata? Cioè, quelle scale infinite che abbiamo fatto in salita sono state inutili????
Ma con il solito sangue freddo molto british la prof. Caffo dirotta tutti per una stradina infangata e deserta. Con quali oscuri sensi abbiano poi i nostri ritrovato la strada giusta non ci è dato saperlo. Fatto sta che, poco dopo, eravamo di fronte al “Cinema dei Piccoli” e stavamo mangiando le nostre merende. In un raro momento di sereno abbiamo scattato qualche foto e il prof. Evangelista (ma come fa????) ha ritrovato degli occhiali rotti mooooolto “artistici” , dimostrando ancora una volta di avere una calamita incorporata per gli oggetti da discarica particolari. Finalmente entriamo e… Sorpresa! Pare che siamo in un “Guinness world record”. Ebbene sì, l’edizione uscita nel 2006 lo testimonia. Siamo nel più piccolo cinema del mondo!
Lo sapete come funziona un film? Vediamo 24 scatti in un secondo, così, utilizzando la “persistenza dell’immagine sulla retina”, quei geniacci dei tecnici sanno che noi non coglieremo altro che il movimento.
Ma voi non avete idea di tutte le tecniche utilizzate per i film (e, nel caso specifico, per i cortometraggi)… I filmati visti erano realizzati facendo tutti i rumori con la bocca, animando manichini di carta, plastilina etc., dipingendo su vetro, filmando e poi colorando la pellicola, con curiosi chiodi che proiettano ombre su sfondi bianchi… E, soprattutto, con la tecnica pixillation, la più comica e surreale. Eppure in alcuni cortometraggi non c’è niente da ridere… infatti si parla di discriminazione, bambini soldato, genitori che non riconoscono i talenti dei figli, razzismo. Spesso alleviano la tristezza la maestria della realizzazione e la particolarità dei colori. L’unico che ha lasciato, almeno in me, un senso di profondo disagio, è stato quello sul bambino soldato:
Figlio di contadini, gioca ad avere un fucile. Arrivano poi soldati e prendono lui ed il padre per la Guerra… ora le armi sono vere, e al bambino brillano gli occhi dall’orgoglio. Ma una volta in mezzo ai bombardamenti si ritrova spaesato e confuso; impaurito. Ad un tratto un uomo si mette fra lui ed il proiettile che lo stava per uccidere, morendo al suo posto: è il padre.
Solo allora il bambino cresce improvvisamente, e la sua infanzia lo abbandona per sempre.
Sembra tutto così lontano… Eppure succede ancora! I diritti dei bambini non sono rispettati ovunque, anzi. Il diritto più basilare, quello ad avere una nazionalità ed un nome, è spesso violato.
Ci siamo poi diretti alla Galleria Nazionale di Arte Moderna. Il nostro percorso era scelto in base al tema che ci interessava, i diritti dei bambini. Abbiamo visto dolore e miseria, ma anche amore e tenerezza. Perché è sempre così… nel mondo non è tutto bianco o tutto nero. Non potrebbe mai esserlo… il vero problema è che i due colori (vogliamo usare questa metafora, che mi piace tanto?) non sono mischiati, ma sono concentrati tutti insieme in punti distinti. E questo è molto brutto. Finito il nostro giro, nel quale abbiamo potuto notare tecniche ben diverse fra loro, la guida ci ha gentilmente “messo fuori dalla porta”, sostenendo che dentro faceva troppo caldo per noi e che era meglio il fresco di fuori (dove, peraltro, pioveva). Probabilmente stavamo facendo troppo chiasso… chi lo sa! Siamo tornati a scuola stanchi, con qualche souvenir e tante, tante cose a cui pensare.
Livia Solaro