Voglio pensare che ancora mi ascolti

Voglio pensare che ancora mi ascolti

e che come allora sorridi…..

Spesso Mauro, pensandoti nell’anno appena trascorso, ho avuto in mente i versi di questa canzone. Perché voglio ricordarti proprio così, mentre sorridi.

Voglio ricordarti mentre ci tiriamo le palle di neve ad Abbadia S. Salvatore con gli alunni che dal pullman ci guardano increduli e un po’ invidiosi, o alle cene fra colleghi, quando immancabilmente ti macchiavi la camicia e dopo esserti infuriato con te stesso, scoppiavi a ridere insieme a noi. Voglio ricordare il suono della tua voce, quello della tua risata che  mi metteva di buonumore.

Sono tante le cose che dovevamo fare tutti insieme: progetti, laboratori, visite a mostre e musei, campi scuola. Insieme saremmo invecchiati fra i banchi di scuola, insieme avremmo trovato le soluzioni ai problemi, didattici, educativi o organizzativi, come ormai facevamo da tempo, con sintonia e allegria.

Avremmo dovuto e voluto respirare la tua arte, le tue intuizioni, il tuo sguardo sulle cose, quello sguardo che riusciva a trovare la meraviglia nella semplicità.

E’ stato un anno assai difficile Mauro. Il dolore per la tua assenza è stato pesante, talvolta opprimente. La tua presenza ci regalava una tale leggerezza, il tuo essere così avulso dalle meschinità del mondo e sempre così pronto a cogliere anche nell’alunno o nel collega peggiore delle qualità che nessuno di noi avrebbe rintracciato, se non con grande fatica, ci miglioravano la visione del mondo e della vita, rendendoci tutti migliori.

Ci siamo fatti forza l’uno con l’altro, reagendo al dolore con la consapevolezza del nostro ruolo educativo e con la consolazione di aver avuto il privilegio di conoscere e apprezzare te e la tua arte.

In questi giorni abbiamo allestito una piccola mostra di alcuni dei lavori fatti negli anni passati. O forse dovremmo dire dei capolavori. Non credo che nelle scuole italiane si vedano opere artistiche così originali. Spesso poi le cose migliori sono state realizzate proprio da quei ragazzi che magari avevano brutti voti nelle altre materie e che con te riuscivano ad esprimersi nel migliore dei modi.

Questo è l’insegnamento più grande che hai lasciato a tutti noi: il tuo andare ben oltre la superficie delle cose.

Penso a tutto questo mentre percorro le strade che tu hai percorso migliaia di volte, spesso in sella alla bicicletta che amavi tanto. Ci penso mentre guardo le pennellate di colori dell’autunno, i colori meravigliosi nei quali sei immerso e ho la sensazione che ce li abbia messi tu come regalo per noi che siamo venuti a trovarti.

Ti rivedo mentre sorridi e mi sento un po’ meglio.

Michela

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