Aprile 11, 2009...11:12 am

Vicini a loro

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I giornali non parlano di altro, i tg nemmeno.
In queste vacanze di pasqua una intera città è morta.
La vita di quelle persone a noi tanto vicine si è fermata, e ora c’è chi piange, chi scava senza meta, c’è chi si propone e aiuta a ritrovare i dispersi.
Ma nessuno ha più la voglia di ridere, di scherzare, di giocare con i propri bambini, tutti sono ancora sotto shock.
Tre giorni fa hanno visto la morte in faccia, e hanno visto la morte prendersi i propri famigliari, i propri coetanei, i propri amici.
C’è aria elettrica, c’è aria che è un miscuglio tra tantissimi sentimenti negativi all’Aquila, a Onna “della quale non resta più quasi nulla”, e in tutto l’Abruzzo.
Ci si pone delle domande, perché le case non hanno retto? Chi le ha costruite? Quando sono state costuite? Chi ha tolto la vita a tutte queste persone? Chi ora ci costringe a vivere dentro delle tendopoli? Chi ci costringe a staccarci dalla nostra casa? chi? Chi è? Perché? E perché visto che lo si sapeva che questo terremoto poteva avvenire noi non siamo stati avvisati?
Casa dello studente, Chiese, Palazzo del governo, centinaia di case, tutte al suolo, tutte cadute come fossero fatte di carte da gioco.
Tante domande ma niente risposte, tutti senza parole, un’emozione indescrivibile.
Duecentottantuno i morti registrati, e ancora, sotto le macerie c’è qualcuno, c’è qualcuno che lotta tra la vita e la morte.
C’è voglia di tornare alla normalità, ma questa normalità quando arriverà? Cosa significa tornare alla vita normale di tutti i giorni?
Non si può tornare alla normalità.
Nella notte del 6 aprile si è aperta una pagina di storia, che quella popolazione non la scorderà mai per generazioni.
Il giorno 6 aprile verrà ricordato da tutti come un errore che bisogna aggiustare.
C’è chi dice che le case non sono in regola.
C’è chi dice che le case non sono state costruite come si deve…
Ora è un po’ tardi…ma a qualcosa può servire.
Noi dobbiamo custodire nella nostra mente il nome delle persone che sono morte, che si sono sacrificate per arrivare a un punto.
Costruire una città migliore e più sicura.

Francesco Pascucci

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