Maggio 5, 2009

Maggio: è tempo di gite

Buon viaggio alla IA e alla IC (della scuola media) che dal 6 all’8 maggio saranno in gita in Val D’Orcia e buon viaggio alle tre seconde che il 7 e l’8 maggio andranno a Firenze…

Maggio 5, 2009

Riflessioni

Mentre TV e giornali dissertano morbosamente sulle vicende coniugali e sentimentali del nostro Presidente del Consiglio, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico, i docenti delle scuole medie ancora non sanno se sarà possible promuovere gli alunni che non hanno raggiunto la sufficienza piena in tutte le discipline.
Si dovrà optare per la classica soluzione “all’italiana” per cui tutti i 5 diventeranno sei oppure si dovranno bocciare decine di alunni? e se i 5 diventano 6, i 6 diventeranno 7, e i 7 8 e così via? può mai essere seria una scuola così? ma d’altronde quale docente riuscirebbe mai a bocciare un ragazzo per una sola insufficienza? con quale spirito potrebbe mai farlo?
Ma perché quando si pensa a queste misure non si consultano mai i docenti, cioè coloro che la scuola la fanno tutti i giorni e che forse ne sanno un po’ di più di ministri, sottosegretari e membri di commissioni che nelle scuole non ci mettono mai piede?

Aprile 13, 2009

La scuola per l’Abruzzo

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha aperto un conto corrente destinato a raccogliere fondi per la ricostruzione delle scuole in Abruzzo. Tutti i dettagli per una donazione al link:
www.pubblica.istruzione.it/news/2009/avviso090409.shtml

Aprile 13, 2009

Perché?

Poteva essere una Pasqua felice e spensierata, fra gite fuori porta, scampagnate ed escursioni naturalistiche. Poteva essere una Pasqua tranquilla con parenti o amici, al mare o in montagna.
Poteva.
E’ stata invece una Pasqua mesta, con il pensiero costante a una tragedia vicina, ai morti sotto le macerie, a coloro che non hanno più una casa e chissà quando la riavranno.
Sono passati pochi anni dal terremoto di San Giuliano di Puglia, un’altra tragedia nazionale, il cui simbolo fu la scuola “Francesco Iovine”: 27 bambini e una maestra persero la vita sotto le macerie di un edificio scolastico costruito con approssimazione e superficialità. Allora il Presidente Berlusconi aveva promesso che non si sarebbero verificate più tragedie di questo tipo. Ma nel nostro Paese le esperienze non servono, e oggi ci ritroviamo a piangere le vittime di un altro terremoto, e ancora una volta il simbolo della tragedia è una struttura per studenti, la Casa dello studente di via XX Settembre, peraltro ristrutturata due anni fa.
Perché? Perché in questo Paese gli edifici scolastici sono così fatiscenti, perché le abitazioni per gli studenti sono costruite con materiali scadenti, perché la scuola paga sempre un prezzo così alto? E quante tragedie dovranno ancora succedere affinché quel “mai più” si realizzi davvero?

Aprile 11, 2009

Vicini a loro

I giornali non parlano di altro, i tg nemmeno.
In queste vacanze di pasqua una intera città è morta.
La vita di quelle persone a noi tanto vicine si è fermata, e ora c’è chi piange, chi scava senza meta, c’è chi si propone e aiuta a ritrovare i dispersi.
Ma nessuno ha più la voglia di ridere, di scherzare, di giocare con i propri bambini, tutti sono ancora sotto shock.
Tre giorni fa hanno visto la morte in faccia, e hanno visto la morte prendersi i propri famigliari, i propri coetanei, i propri amici.
C’è aria elettrica, c’è aria che è un miscuglio tra tantissimi sentimenti negativi all’Aquila, a Onna “della quale non resta più quasi nulla”, e in tutto l’Abruzzo.
Ci si pone delle domande, perché le case non hanno retto? Chi le ha costruite? Quando sono state costuite? Chi ha tolto la vita a tutte queste persone? Chi ora ci costringe a vivere dentro delle tendopoli? Chi ci costringe a staccarci dalla nostra casa? chi? Chi è? Perché? E perché visto che lo si sapeva che questo terremoto poteva avvenire noi non siamo stati avvisati?
Casa dello studente, Chiese, Palazzo del governo, centinaia di case, tutte al suolo, tutte cadute come fossero fatte di carte da gioco.
Tante domande ma niente risposte, tutti senza parole, un’emozione indescrivibile.
Duecentottantuno i morti registrati, e ancora, sotto le macerie c’è qualcuno, c’è qualcuno che lotta tra la vita e la morte.
C’è voglia di tornare alla normalità, ma questa normalità quando arriverà? Cosa significa tornare alla vita normale di tutti i giorni?
Non si può tornare alla normalità.
Nella notte del 6 aprile si è aperta una pagina di storia, che quella popolazione non la scorderà mai per generazioni.
Il giorno 6 aprile verrà ricordato da tutti come un errore che bisogna aggiustare.
C’è chi dice che le case non sono in regola.
C’è chi dice che le case non sono state costruite come si deve…
Ora è un po’ tardi…ma a qualcosa può servire.
Noi dobbiamo custodire nella nostra mente il nome delle persone che sono morte, che si sono sacrificate per arrivare a un punto.
Costruire una città migliore e più sicura.

Francesco Pascucci

Aprile 1, 2009

Senza non si può

Riportiamo un articolo molto interessante pubblicato su “Repubblica” a proposito di giovani e web. Un argomento attualissimo, soprattutto dopo il boom di Facebook, il social network più famoso. Chi di voi riesce a vivere senza chat?

“Se non chatti non sei nessuno”
La giornata sul web degli studenti
di FEDERICO PACE

“Se non chatti non sei nessuno” La giornata sul web degli studenti
Slanci e timori alla tastiera del pc. I teenager nel dedalo di chat e forum. Tra entusiasmo per scoperte e amicizie e diffidenza per il lato oscuro, minaccioso della comunicazione sociale in rete. Ma forse, più di ogni altra cosa, sono il gioco, l’ironia e il piacere a prevalere nelle parole dei tanti ragazzi che nei siti dei loro 5mila istituti partecipano al progetto di Repubblica@Scuola, e che hanno cominciato a raccontare sul Repubblica.it il loro modo di vivere una giornata su Internet. Con i loro “nickname”.

Tra emoticon e realtà. “Quanto volte ci siamo sentiti inferiori solo perché ci dicevano Tu non vai mai su Msn , come se fosse un delitto capitale”. A raccontarlo, con ironica leggerezza, è Panino. Se non vai sul messenger, dice lo studente, non sei nessuno. Se non entri in una community, quando sei un teenager, ti fanno quasi sentire in colpa. “Tanto che alla fine, quanto torni a casa, pure se hai un sacco di compiti da fare, ti senti quasi in dovere di fare un salto nella community”. E ti metti a spiccicare quei discorsetti fatti di emoticon, le faccine che sorridono (n. d. r.), e abbreviazioni ridicole. Tanto poi, “quando ti trovi faccia a faccia è tutta un’altra storia”. Allora, dal vivo, pure pronunciare un “Ciao” è “una conquista”.

La scoperta e le nuove amicizie. Per Abbracci “chattare è bellissimo”. Per descriverlo usa quasi le stesse parole che utilizzerebbe l’autore di una favola per svelare lo stupore di una principessa quando intravede una casetta colorata in un bosco. “Tanto tempo fa mi è capitato di andare su un sito davvero carino, mi sono ritrovata in una piccola chat, ho provato ad usarla e ho fatto nuove amicizie. Ho avuto modo di chattare con un’amica conosciuta a Torino, in occasione di un breve viaggio. Credetemi, è davvero bellissimo”.
Milanella è iscritta a tre chat. “Fino ad ora non ho avuto alcun problema, chatto con molte persone, ogni giorno ne conosco di nuove”. Se c’è qualcosa che non va, secondo lei, è che “i ragazzini non devono usare internet per prendere in giro gli amici o diffondere delle falsità”. Scricciola90 dice che grazie a Internet ha “ritrovato la gioia di volere bene”. Sul Web dice “si può trovare l’amore, un amore inaspettato. Si può conoscere una persona caratterialmente”. Senza l’ostacolo o l’ingombro di mille altre cose. Senza tutti gli imbarazzi di troppo.

I genitori e i virus. Qualcuno ha dovuto superare le resistenze, neppure troppo forti, dei genitori. Farncesco0007 usa il messenger da circa due anni. “Io chatto soprattutto di sera. Con i miei amici e ragazzi conosciuti online. I miei genitori non erano tanto d’accordo inizialmente. Poi hanno capito che non c’è niente di male. ” Il massimo che gli è capitato, come a molti, sono state le “pubblicità inutili” e qualche virus di troppo che gli hanno “impallato il computer”.

Il volto che preoccupa. Dalle testimonianze, soprattutto di studentesse, viene fuori però anche il volto più inquietante di Internet. Luce97 racconta di quel che è accaduto a una sua amica quando sul messenger “ha scambiato una persona credendola una amica, le parlava dei suoi segreti e delle sue simpatie. E quella persona faceva finta di essere una ragazzina che conosceva. Fino a che ha scoperto l’inganno”. Forse è per questo che confessa “non messaggio mai con nessuno perché ho paura che uno delle superiori mi faccia brutti scherzi”. E Ninfee913 dice che “bastano due complimenti e lo sconosciuto diventa improvvisamente la persona più speciale e dolce del mondo e cose così. In questo modo si diventa dipendente da questi complimenti”.

L’esigenza antica. Pennavvelenata prova ad andare più a fondo e si interroga sulla natura celata di quello che accade in questi spazi di comunicazione virtuale. Nelle chat “sono chi voglio e dico cosa mi pare. Se questa illusione dorata dovesse sparire, si tornerebbe alla ferrea normalità”. I social network, scrive il giovane redattore, sono “una risposta nuova a un bisogno antico: la fuga da un mondo che va stretto. Da una vita che va stretta”.

Come il fuoco. Scarpa95 mostra grande sicurezza. Dice “noi siamo adolescenti e per questo abbiamo molta confidenza col web. Ci accorgiamo quando stiamo facendo una cosa sbagliata o pericolosa per la nostra privacy”. Per il redattore-studente Internet può essere utile e pericoloso allo stesso tempo. Racconta di quando, mentre se ne va in giro per Internet con i suoi amici, “ci vengono poste delle domande come inserisci il tuo numero di cellulare per vincere”. Alla fine sembra difficile non dare ragione a Manli. “Internet, scrive nel suo racconto, è come il fuoco. E’ solo uno strumento che l’uomo deve imparare a gestire”.

Marzo 31, 2009

Oltre la scuola

Come avrete avuto modo di vedere dal post precedente, abbiamo inaugurato una nuova stagione per questo blog. Non si parlerà solo di scuola, ma anche di argomenti relativi alla sfera personale dei ragazzi. Il loro mondo, il loro vissuto, le esperienze di tutti i giorni (ma anche aneddoti e curiosità) saranno filtrate dai loro occhi e raccontate su queste pagine….
Un buon motivo per continuare a leggerci!

Marzo 29, 2009

Dal diario di una fan

7 GIORNI DAL CONCERTO

L’evento è lontano, vago.
La suspense cresce progressivamente, ed arriverà ad esplodere davanti al palco, ascoltando le sue meravigliose canzoni e guardandola negli occhi, come se fosse un’apparizione.
Nel frattempo ho tappezzato tutto il mio armadio con delle sue frasi e delle sue foto.
Le mie amiche mi dicono che sono ossessionata e altre addirittura che in questo ultimo periodo sono impazzita, ma questi sono i loro pensieri e in questo momento l’unica strada che seguo è la sua voce.

-1 GIORNO
Questa notte mi sono svegliata varie volte e non riuscivo ad addormentarmi perché pensavo e ripensavo a lei, mi giravo e mi rigiravo però il tutto era inutile perché non riuscivo a prendere sonno….

- 5 ORE
Il mio cuore batte a mille e non so se riuscirò a contenermi.
Alcune mie amiche mi hanno fatto vari scherzi dicendo che il concerto era stato annullato perché si era sentita male, allora io mi sono subito rattristata; poi ho pensato che non era possibile ma per essere più sicura le ho richiamate e mi hanno detto che era uno scherzo.
Insomma hanno fatto di tutto per farmi agitare….ma loro lo fanno solo per scherzare perché sanno quanto io tenga a Laura Pausini.

IL CONCERTO!

7 e mezza arrivo al palalottomatica…
Entro in questa immensa struttura e la gente stava già dentro, tutta calorosa, per godersi la notte speciale.
Mi siedo e mi viene subito fame così mangio un panino e bevo un po’ di coca.

Sono le 9 e 16 e le luci si accendono e si spengono…si accendono e si spengono…il tutto per 3 volte fino a quando si spenge la luce e tutte luci colorate fanno salire i brividi…ad un certo punto si sente la sua voce e si apre il sipario…eccola! fantastica come sempre!
Le canzoni le ho cantate tutte tranne due che non conoscevo: auch!!

Quando poi ha cantato “La solitudine” ci siamo presi tutti per mano e abbiamo cominciato a muoverci lentamente a ritmo di musica cantando…
Alla fine è l’ora dei ringraziamenti e io mi scateno definitivamente: mi metto in piedi sullo sgabello urlando ”sei la mejo! sei stata fantastica!”
Gli altri mi guardano pensando “è pazza” ma io me ne frego: non voglio rovinarmi la serata.
Poi è andata via e così anche noi siamo andati…il sogno è finito ma il ricordo non finirà mai!!

Lucrezia Di Marco

Marzo 9, 2009

American icons

elvis-presley1Di icone americane ce ne sono un’infinità. Andy Warhol, Bob Dylan, Madonna, ultimamente Obama, solo per citarne alcune. Il nostro libro di inglese, in una sezione dedicata alla cultura, ha selezionato sette personaggi leggendari, per ognuno dei quali è stato tracciato un breve profilo biografico: Martin Luther King, John Fitzgerald Kennedy, James Dean, Marylin Monroe, Elvis Presley, John Wayne, Frank Sinatra. E’ stato così che all’ultima verifica di inglese è stata dedicata un prova al “Culture test” sulle “American icons”….
Inutile dire che se per il resto del mondo le icone sono tali e quindi leggende, per i nostri alunni si trattava più o meno di perfetti sconosciuti e anche dopo aver letto (e presumibilmente studiato) le biografie di cotanti personaggi, tali sono rimasti…
Sapevate dell’esistenza di Martin Luker King? e di Marting Luter King? che Kennedy era “an actor”? che Martin in Luther King essendo king era “the king of rock’n'roll”? che Elvis (Presly o Preasly non saprei) era italo-americano? che Frank Sinatra era meglio noto come “Franky Nata”? che James Dean era chiamato dai suoi cari “Dear Jeans” e poi, essendo morto, è stato ribattezzato “Jams Dead”. Elvis gli amici lo chiamavano “Elvise” (gli amici der baretto der Patata) “Ah Elvise s’annamo a ffa’ ‘na bira?”….
e comunque il 35mo Presidente degli USA è stato Bush e tutti insieme giocavano a uno sport che si chiama “vollebod”….

Febbraio 17, 2009

La scuola secondo me

La maggioranza dei ragazzi dice che la scuola è noiosa: in effetti in parte è vero. Ma la scuola non è noiosa perché si sta 6 ore su una sedia, con un banco e dei libri davanti ad ascoltare un professore o una professoressa che parla. Infatti a volte mi capita di essere profondamente interessato dalla lezione. La scuola è noiosa perché è strutturata male.
Poche sono le scuole che dispongono di laboratori attrezzati per le attività, e molte scuole cascano a pezzi. Alcuni professori leggono sul libro e ripetono agli alunni. Questo può anche essere accettabile fino a un certo punto, ma poi la questione diventa noiosa. Così ognuno potrebbe fare il professore. Il compito del professore è quello di interpretare, far comprendere, dimostrare, spiegare agli alunni quello che c’è scritto sul libro. Con queste parole non voglio assolutamente dire che i professori non sanno fare il loro mestiere, che è tutta colpa loro, e che gli alunni sono delle povere vittime a cui è impedito di imparare. ASSOLUTAMENTE NO. Anche gli alunni si devono impegnare molto, e se gli alunni si impegnano, e tutti si impegnano, la scuola sì che sarà una vera scuola.
La scuola dovrebbe inoltre cercare di coinvolgere gli alunni e allo stesso tempo istruirli perché DIVERTIMENTO NON E’ SINONIMO DI NON STUDIARE E IMPARARE, NON E’ SINONIMO DI ANNOIARSI. LE DUE COSE POSSONO ESSERE FATTE CONTEMPORANEAMENTE!
Posso dimostrare questo con un esempio concreto che vivo tutti i giorni: le lezioni di Educazione Artistica. Durante le lezioni di Educazione Artistica non usiamo molto il libro, usiamo materiali come carta, colla, creta (anche molti altri) e usiamo del tempo per preparare i materiali. Alcune persone potrebbero dire che durante le lezioni di Educazione Artistica non si fa niente, o si fanno cose senza senso, che non si impara lavorando creta. Ma non è assolutamente vero, perché stare chino sui libri non è il solo modo di imparare. Infatti durante le lezioni di Arte mi diverto, ma allo stesso tempo imparo molte cose.
Quello che penso sia fondamentale è che sulla scuola andrebbero investiti molti più soldi, PERCHE’ SENZA UNA BUONA SCUOLA NON CI PUO’ ESSERE UN BUON FUTURO.

Dario Carpita