Gli zaini insanguinati chiedono risposte

Pubblichiamo e condividiamo un articolo di Alessandro D’Avenia pubblicato sul quotidiano “La Stampa” e sul blog “Profduepuntozero”. Alessandro D’Avenia è un professore, scrittore e blogger palermitano. Le sue parole sulla tragedia di Brindisi sono le nostre.

Sedici anni. Anche io li ho avuti. E quando ho visto quei libri aperti e che nessuno leggerà più, quegli zaini svuotati e abbandonati con il fardello di fatiche e sogni che accompagnano ogni sedicenne, quelle scarpe senza piedi che le portino sulle strade di una vita tutta incerta ma piena di prospettive e progetti, tutta da immaginare e assaporare, non ho potuto trattenere le lacrime. Le lacrime versate quando sedici anni li avevo io e nel giro di pochi mesi vidi nella mia città i rottami delle auto della strage di Capaci, le macerie di via D’Amelio, dove era saltato Borsellino, che incontravo tutte le domeniche nella mia parrocchia, e il sangue secco di Padre Pino Puglisi a Brancaccio, professore di religione del mio liceo. Credevo che non avrei mai più riassaporato lacrime della stessa sostanza, generate dallo stesso nonsenso. Avevano lo stesso sapore, anzi, erano ancora più amare. Perché al ricordo si è aggiunta l’evidenza che questo è accaduto in un luogo dove lavoro tutti i giorni: una scuola.

Una sedicenne che mi conosce per i libri mi ha scritto da Brindisi: «Io ero lì esattamente 10 minuti dopo la strage perché la mia scuola si trova a venti metri circa dal luogo maledetto. Oggi alle 18 tutti noi Brindisini scenderemo in piazza, ma non basta. Vogliamo che da tutt’Italia giunga il grido di forza di un popolo che si è stancato e che vuole ritrovare se stesso. Vogliamo che si dia appoggio alla gioventù e soprattutto a noi giovani del meridione che abbiamo il sole nel cuore ed il mare che ci palpita nell’anima. E non abbiamo paura». A lei fa eco un’altra ragazza: «Nella mia mente è nato il terrore. In Italia è nato ancora una volta disordine, angoscia, insicurezza. Più di quanto già non ce ne fosse. L’Italia ha perso ancora, siamo deboli. Parlo dal basso dei miei 16 anni, ma credo che ciò valga per ogni singolo giovane, uomo, anziano, che si senta realmente Italiano».

Questa volta a cadere non sono uomini coraggiosi che lottano consapevolmente, ma sono dei sedicenni che prendono un autobus per andare a scuola, quelli che accolgo in classe tutte le mattine e lottano per un’interrogazione, una fidanzata, un po’ di futuro. E li vedo lì ogni mattina, prima che la campanella squilli, a scambiarsi sbadigli, idee, sorrisi, racconti, con una vita tra le mani tanto fragile quanto forte. Quegli zaini, quei libri, quelle scarpe rimarranno immobili, come statue di una memoria pietrificata e tenteranno di pietrificare tutto il resto: sogni, speranze, fiducia. Quegli oggetti muti ci sussurreranno di ritirarci in silenzio fino a convincerci che tutto è inutile, che siamo soli, che lo Stato non riesce a difenderci, che non abbiamo nulla da sperare in un Paese ferito da una politica inefficace, ingorda e debole, preda facile di una malavita dai connotati terroristici o mitomaniaci, che sferra un attacco che non ha precedenti nel nostro Paese.

Portare il sangue in una scuola è un peccato originale in Italia. Non è come le altre stragi.

Abbiamo visto zaini schiacciati da scuole crollate per disastri naturali o incuria umana, ma non abbiamo mai visto zaini innocenti svuotati da una ferocia calcolata. Sono rimasto in classe, fermo, come se quell’aula in cui fare innamorare i ragazzi della verità, del bene, della bellezza e del sacrificio che comportano, fosse diventata un campo minato; e cattedra e banchi una trincea di sangue. Anche lì può arrivare la mano cruenta del terrore, per colpire alla cieca e lasciare, insegnanti e studenti insieme, orfani di un orizzonte che dia senso a quello studio, a quelle discussioni, a quelle parole. Ma che te ne fai di queste cose adesso? Non ci credi quasi più. Tu costruisci giorno dopo giorno e in un attimo tutto viene spazzato via. Quella speranza che a fatica hai seminato e sta germogliando in un filo d’erba viene bruciato dal fuoco di una bomba.

La paura ci fa tremare vene e polsi, ma «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola» ripeteva Borsellino: sfidare questa paura che pietrifica e ci toglie ogni certezza è la sfida, adesso.

Proprio come i rottami di Capaci, le macerie di via d’Amelio, il sangue sulla piazza di Brancaccio, quegli zaini abbandonati, quei libri macchiati, quelle scarpe svuotate, daranno una scossa a tanti uomini e donne, che non sanno cosa hanno finché non lo perdono. Da quella follia omicida dei primi Anni Novanta nacque una primavera di ribellione e di rinnovamento. E sarà proprio dalla scuola di Brindisi che spero di vedere sorgere una Scuola che le unisca tutte, scaturire la forza di una gioventù che non vorrà più scendere a patti con la noia e il qualunquismo. L’errore più grande è stato colpire una scuola e i giovani. Adesso non potremo più ignorare a che cosa veramente abbiamo rinunciato da troppo tempo: il futuro dei nostri ragazzi. Il terrore non ci paralizzerà, ma darà nuovo slancio ad un eroismo per troppo tempo compresso per affrontare una crisi già in atto da anni e che abbiamo accettato solo quando è diventata economica. Ma la vera crisi è avere abbandonato un Paese alla forza cieca dell’avidità, del potere, del compromesso, del silenzio omertoso, dello sberleffo, della disunione, del cabaret, della raccomandazione, della parola vuota. Questo ci ha indebolito sino a chiudere gli occhi: basteranno tre bombole di gas a risvegliarci?

Il sangue dei martiri è da sempre il seme della rinascita. Lo sapevano bene quei tre uomini che ho visto morire nella mia città. Proprio loro continuano a darmi speranza: Falcone diceva che «la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine» e la ricetta l’aveva proprio il suo collega Paolo Borsellino, le cui parole oggi rimbombano forti e dovrebbero essere pronunciate in ogni scuola alla prima ora di lunedì prossimo: «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo». E proprio di onnipotenza parlava Padre Puglisi, ma quella vera: «La mafia è forte, ma Dio è onnipotente».

Io non so se quella di Brindisi sia una strage mafiosa. Preferirei di no. Quello che so è che tocca proprio a noi, docenti e studenti, a scuola, indossare quelle scarpe svuotate, mettere in spalla quegli zaini abbandonati e leggere quei libri macchiati di sangue. Altrimenti dimenticheremo ancora una volta perché siamo arrivati sin qui e non sapremo rispondere alle domanda che ieri, Mia, sei anni e nipotina di un’amica, le ha posto: «Zia, perché mettono le bombe nelle scuole? Io a scuola non voglio più andare se mettono le bombe, voglio studiare, diventare grande e diventare una dottoressa come te».

Con un tocco di…. laboratorio in ricordo di Mauro Evangelista

Torna anche quest’anno l’appuntamento con i laboratori artistici per bambini ispirati e dedicati a Mauro Evangelista, eccezionale professore d’arte della nostra scuola.

La “Giornata di festa”in ricordo di Mauro si terrà sabato 12 maggio dalle ore 9 alle ore 12 presso la scuola Principe di Piemonte in via Ostiense 263, scuola frequentata da Chiara e Francesco, i figli di Mauro.
 
Il Programma dei laboratori è il seguente:

piccoli POLLOCK

quadri a spruzzo, soffio e schizzo

con Valentina Bazzucchi,  Nicoletta Potenti, Matteo Rigola,
Laura Saccani e Augusto Terenzi

In  un’ atmosfera di gioia, cercheremo di avvicinarci alla “action-painting” sulle orme del grande pittore Jackson Pollock.
Pollock mise a punto una tecnica chiamata “dripping” (sgocciolamento) che  consiste nel far gocciolare il colore sulla tela con gesti rituali e coreografici in cui erano presenti reminiscenze dei riti magico-propiziatori praticati dagli indiani d’America.

PAESAGGI DI CARTA

 Con Stefano Alfano, Paola Terranova e Pietro Vecchierelli

La carta è un materiale meraviglioso, ma utilizzato solo come supporto per gli interventi con il segno e il colore. Scopriremo come è possibile trasformare l’aspetto di un foglio di carta con la semplice manipolazione.

 SAREMO ALBERI

 Gisella Persio, Paola Spigarelli, Rosi Robertazzi

Disegnare un albero srotolando una corda.

Si richiede ai partecipanti di venire con un abbigliamento da lavoro e portare a scelta una o più delle seguenti cose:

Siringhe senza aghi di varie misure, nebulizzatori, cannucce, spazzolini da denti usati, contenitori in plastica (vassoi per alimenti, vasetti di Yogurt), cucchiai di plastica, formato di pasta piccoli, bottoni piccoli, riso, mais, soia colorata.
Salviette umidificate.

Urbino 2012 – Trova l’intruso

IIA, IIB e IIC in piazza a Urbino per una foto ricordo collettiva. Ma…..c’è qualcuno di troppo! Trova l’intruso.

A breve il nostro speciale sul writing

Quella strana forma di egoismo

Quando qualcuno non c’ è più si sente un vuoto dentro il proprio cuore, come se mancasse qualcosa; il problema di questi vuoti è che non si riempiranno mai più, si può tentare di ricostruire qualcosa su questi fori, ma tanto arriva il momento in cui si capisce che essi rimarranno sempre e bisognerà conviverci.
Quando ti manca una persona hai voglia di rivederla, ma in quel momento forse non ci si rende conto che la propria è solo una strana forma di egoismo, in quanto vogliamo vedere quella persona solo perchè ci fa stare bene.
Un sorriso o uno sguardo ti possono cambiare la giornata, ma una volta che si realizza che non si potrà più sentire le stesse risate, le stesse battute, gli stessi atteggiamenti, la stessa voce… si capisce che quel vuoto sarà sempre lì, ad aspettarti nascosto dietro una sigaretta a terra, degli occhiali da vista oppure dietro un gatto e starà proprio lì per ricordarti qualche momento che non si può più rivivere.
Si dice che dopo la vita ci sia qualcos’ altro, un secondo tempo, beh noi siamo ancora qui a giocare il primo, il più difficile , soprattutto se ci si accorge che manca un giocatore; le partite di calcio sono state vinte anche in dieci, faticando di più, ma tirando avanti, nonostante si vorrebbe avere accanto a sè l’ undicesimo… la realtà è amara, si sa, ciò che si può fare è solo combattere e sfidare quei vuoti con la consapevolezza che il secondo tempo arriverà per tutti.

Valentina Vinco

Cos’ è l’ economia ?

Sono alcuni decenni che il nostro paese sta attraversando un periodo economicamente difficile.
Ormai si sente solo parlare di economia ma, in realtà, sono poche le persone che sanno veramente cos’è l’economia;
Ognuno di noi è un “procedimento economico” perché ogni cosa che abbiamo fa parte di una filiera che giunge da paesi lontani.
La crisi è dovuta principalmente dal pesante debito pubblico, il quale ammonta a 2milamiliardi di euro che l’Italia ha accumulato (a partire dagli anni ottanta) con un tasso di interesse di 200miliardi di euro che l’Italia deve dare ogni anno.
Le generazioni precedenti, sono andate oltre le nostre possibilità e questa è stata una delle cause che ha portato a questa gravosa crisi economica.
Oltre al debito pubblico e al tasso di interesse che ci spetta pagare, ci sono un’altra serie di problemi: aumento costante del prezzo del petrolio, dei beni primari (alimenti, indumenti etc..), gli stipendi vengono ridotti e sono sempre più in aumento i licenziamenti.
Il petrolio, nei primi anni del novecento aveva un costo di circa venti dollari al barile, quando negli ultimi anni siamo arrivati a centoquarantasette dollari al barile con un incremento del 470%.
All’aumento dei prezzi ci si aggiungono anche i licenziamenti e la riduzione degli stipendi, questo vuol dire che le famiglie non sanno più come andare avanti.
Bisogna ammettere anche che viviamo in un paese di “furbetti” non a caso abbiamo soprannominato in nostro paese “l’Italia dei furbetti” dove centinaia di persone non pagano le tasse dichiarando di guadagnare una somma di denaro che non corrisponde alla realtà.
Anche soltanto una persona che dichiara di meno comporta gravemente sulla situazione del nostro paese.
La crisi sta mettendo in difficoltà anche le generazioni future, in quanto,oggi ciò che produce ricchezza è saper costruire, non usare;
in Italia questo per adesso non è possibile, poiché lo stato, non ha abbastanza denaro per pagare insegnanti che insegnino ai giovani a saper costruire.
L’economia va dove le cose vengono costruite, esse sono al centro del mercato. Essa, gira intorno alle zone dove si sa costruire come ad esempio l’Oriente.

E’ bene perciò sapere realmente cos’è l’economia e tutte le sue sfumature per essere veramente consapevoli di cosa succede al nostro paese e riuscire a capire come difenderci dalla crisi per poi uscirne fuori.
Francesca Petruni

Storia della Musica Italiana e lezioni scolastiche…. conciliabili?

Come sappiamo, qualche giorno fa è venuto a mancare Lucio Dalla, grande esponente della musica emiliana. Per far capire chi era Dalla faccio un piccolo riassunto della sua carriera musicale: “Lucio Dalla è stato uno dei più affermati cantautori italiani, con oltre 50 anni di attività artistica; la sua fu una carriera molto vasta, arrivando perfino ai confini della lirica e melodia italiana. Alcune delle sue canzoni, inoltre, vennero tradotte in altre lingue come portoghese, inglese e spagnolo, portando così la fama di Dalla in tutto il mondo. Fra le sue canzoni più famose ricordiamo: Caruso, 4 marzo 1943 (anno della sua nascita), Piazza Grande e L’ anno che verrà.”

A parer mio la musica italiana sta affrontando un grande periodo di crisi, per due motivi: 1. Non ci sono più i grandi cantautori italiani di una volta 2. I cantanti italiani attuali (riferimento a tutti i generi musicali)  non riescono a cantare canzoni che siano al livello delle precedenti. Detto questo, negli anni ’80-’90, in Italia si stava vivendo un periodo nel quale arrivavano dall’ America tutti grandi cantanti, come Madonna, per fare tournèe; gli stadi erano stracolmi e nessun cantautore italiano riusciva ad eguagliare questi record di presenze, eccetto uno: Vasco Rossi! Infatti il Blasco nel 1990 con lo show “Fronte del Palco” tenutosi a Roma (stadio Flaminio) e Milano (stadio di San Siro), fece il tutto esaurito con 130.000 persone totali, numeri che quell’anno non riuscirono a far né i Rolling Stones né Madonna (che faceva la il tour lo stesso periodo di Vasco). Il fatto che Vasco fece il tutto esaurito non è da non considerare, perchè questo evento certificò che la buona musica italiana non è minore a quella estera, se fatta bene! Della musica romana abbiamo Antonello Venditti, Francesco de Gregori ecc. I cantautori di una volta continuano a fare musica e continuano anche a dare le stesse emozioni di una volta, al contrario degli attuali cantanti: Noemi, Arisa, Entics, Fabri Fibra, Nesli ecc. Sarebbe interessante e costruttivo fare con la professoressa di musica qualche lezione sulla musica italiana e le sue svariate forme.

Valentina Vinco

Replica all’ articolo ” Graffiti”

Il writing nacque nella periferia di new york negli inizi degli anni 70’’ come espressione della nascente cultura hip hop (comprendente 4 discipline:il writing,il rap,la break dance e il djing)…si sviluppò successivamente in diverse forme di cui farò una distinzione : come mezzo di denuncia sociale fatta sia come forma d’arte che come semplici scritte,con la differenza che quest’ultime sono frutto di estremismo politico come l’anarchia,il fascismo,il comunismo, il nazismo e altri…altra forma di writing è quella originale che si può distinguere in diversi utilizzi : molti writers scrivono con l’ausilio di bombolette,pennarelli,stickers e stencil le tag,ovvero le firme dei writer,ognuno ne ha una,poi esistono i pezzi che sono più belli ma che richiedono maggiore bravura e denaro,ogni città ha uno stile tipico di writing,come per esempio roma ha uno stile tondeggiante,mal riempito ed impreciso,ma ogni writer si distingue dagli altri perché l’obiettivo di ognuno di noi è raggiungere la cosidetta ‘’perfezione personale’’ ovvero il raggiungimento di uno stile che ti rende inconfondibile. Molti writer si limitano a fare tags semplicemente perché ‘’è figo’’ o altre cose del genere,in realtà può sembrare strano ma c’è una filosofia dietro e anche una etica precisa.il writing può essere visto certamente come vandalismo,perché nessuno piacerebbe trovarsi delle tag sotto casa anche se pure quello fa parte del writing,ma è anche un’arte che combatte il degrado delle città,il grigio dell’ambiente urbano,e dimostra che non c’è bisogno di andare ad una chiesa o ad una galleria per vedere dell’arte ma basta fermarsi 5 minuti sulla metro B o farsi due passi accanto ai muri legali.un ultimo punto importante è che il writing è un modo per farsi sentire e per emergere in una società che altrimenti non sarebbe a conoscenza della tua esistenza,è il modo in cui ti fai sentire che cambia!!!
Consiglio questo video che mostra i vari aspetti del writing in tutte le sue forme (l’artista è lo stesso)
http://www.youtube.com/watch?v=TrBCBbB37NU
e questo che metto perché mi piace LOL
http://www.youtube.com/watch?v=zHLqjxwAErE
ho scritto questo articolo a scopo puramente neutrale e informativo dato che è un argomento che può essere visto da diversi punti di vista,solo che molte persone conoscono solo il lato negativo di questo e quindi tengo a informare le persone su argomenti che le possono portare a pregiudizi.

Giorgio Prosperi

Una scuola congelata

L’ inverno è caratterizzato da due cose: dai giorni di vacanza causa neve e dal freddo nei corridoi e nelle classi. E’ un freddo terribile, che fa tremare molti. Ormai durante le interrogazioni non si trema più per il probabile 4, ma solo per il freddo!!!

In ogni classe e sparsi per i corridoi troviamo termosifoni, i quali vengono presi d’ assalto dagli alunni per il terribile freddo, ma alla fine sembra siano gli alunni a scaldare i termosifoni!!! Se si volesse andare in bagno si ritornerebbe in classe totalmente congelati sotto forma di polaretti!!! Per il corridoio si possono trovare alunni che usano i più svariati, assurdi e impensati metodi per attraversare il corridoio: molti usano la tecnica di correre, ma si deve essere attenti ai bidelli che ti costringono a fermarti e quindi a tornare in classe congelato; ho visto ragazzi che facevano tipo ” pinball ” nel corridoio, rimbalzando da un termosifone all’ altro.Spesso le ragazze camminano in gruppetti per il corridoio: tutte appiccicate tra loro per farsi calore a vicenda, qualcuno gira col cappotto, il cappello, la sciarpa e i guanti… Ok, forse questo genere di persone è un po’ eccessivo, ma ci sono tante altre minoranze di alunni che usano altre tecniche anti-freddo.

I termosifoni probabilmente non sono caldi a sufficienza, forse per risparmiare, ma qui rischiamo di finire congelati!!!! Un altro motivo del freddo sono le finestre, quelle stesse finestre che fanno passare i caldi raggi del sole, quelle stesse finestre che ci proteggono dalla pioggia. In alcuni luoghi della scuola ci sono finestre a cui mancano in vetri ( che in realtà è plexyglass ).  Usando il plexyglass le finestre possono sembrare più pulite, senza spendere troppo in prodotti per le pulizie… ma forse sarebbe meglio una finestra sporca piuttosto che studiare in un igloo pulito!

A nome di tutti gli alunni che si congelano sui banchi di scuola, vorrei utilizzare questo articolo per dire … CHE QUALCUNO RIPARI LE FINESTRE E ALZI LA TEMPERATURA DEI TERMOSIFONI!!!

Eleonora Galli

Graffiti

Vorrei toccare un argomento un po’ dolente, che da qualche mese è diventato un problema ( a parer mio ) della nostra scuola, sto parlando delle tantissime scritte situate sui muri esterni (e in qualche caso interni) della nostra scuola.

Queste scritte vengono fatte da ragazzi che evidentemente non hanno di meglio da fare, non faccio nomi per rispettare la privacy, ma io mi chiedo – Ma è possibile che qualcuno rovini ciò che è suo?

Evidentemente questi ragazzi sono abituati a NON curarsi di ciò che è loro, ma siccome questa scuola è di tutti, questi giovani ”artisti”  ( perchè la loro è un’ ”arte” ) sarebbero pregati di fare le loro scritte da qualche altra parte, in modo da non rovinare la facciata della R.Bonghi!

Sembra che la nostra scuola sia la zona centrale dove tutti i ragazzi della zona vengono a scrivere,  questo è un problema perchè ogni tanto troviamo qualche scritta con una X sopra e da lontano si sente qualche vocina che dice a qualche altra – a zi, t’ hanno steccato. TRADUZIONE – caro amico, è passato qualche artista di graffiti che ti ha insultato cancellandoti la tag( scritta sul muro ) .

Se ti cancellano la scritta è un bel problema perchè è questione d’ ONORE,se io ti ”stecco” tu per dispetto mi ”stecchi” a tua volta.

Penso di non aver capito niente del perchè si sprechi il tempo a scrivere rovinando: facciate, muri interni, banchi, sedie, etc., penso che per dare una bella lezione a questi artisti, la nostra preside potrebbe comprare TANTA vernice gialla e dei pennelli e potrebbe prendere questi giovani e fargli ridipingere la facciata. Che ne pensate??

Valentina Vinco

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